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26 settembre 2014

Le Cosmicomiche: rileggere Calvino cinquanta anni dopo

Lo scrittore ligure gioca con la scienza, dando vita ad una raccolta di racconti divertenti e originali

Photo credit: uochi. Flickr

Era il 1964 quando Italo Calvino pubblica prima su Il Caffè e poi su Il Giorno dodici racconti che saranno poi pubblicati nel 1965 da Einaudi in una raccolta dal titolo Le Cosmicomiche. Da dove deriva questo nome apparentemente bizzarro? Cosmicomiche nasce dell’unione dei due aggettivi cosmico e comico: da un lato Calvino rende protagonisti delle sue pagine la scienza, la natura e lo spazio, dall’altro fonde questi elementi attraverso una prospettiva umoristica. Nell’introduzione al volume, lo scrittore approfondisce ulteriormente l’utilizzo che ha voluto fare di questo termine, adoperato anche come un rimando al cinema muto e al mondo di quelli che lui chiama comics, le strisce dove il personaggio centrale – sempre lo stesso – si ritrova ad affrontare situazioni sempre diverse, proprio come Qfwfq, il protagonista di tutti i racconti.

Qfwfq è il personaggio principale che racconta, attraverso dei monologhi, tutte le dodici storie. Ognuna di queste inizia con una premessa di natura scientifica – spesso il tema riguarda la sfera dell’astronomia – sviluppata poi nelle pagine a seguire in chiave comica. Qfwfq assume molteplici forme e vive diversi momenti centrali nella storia dell’uomo: è presente, ad esempio, durante il Big Bang, è una forma di vita primordiale ma anche un dinosauro che vede sparire tutti i suoi simili.

Come potremmo definire il genere di questa raccolta? Fantascienza? Calvino stesso ci suggerisce che questa non è la strada giusta per intendere le Cosmicomiche. Appare convinto che il genere fantascientifico ha come fine quello di far sentire più vicino all’uomo qualcosa che è per lui inarrivabile e inimmaginabile, ovvero lo spazio.
Al contrario, i suoi racconti, sono solo frutto di sensazioni; nascono come degli esperimenti che provano a fondere assieme il mondo della scienza e quello della letteratura, pescando – come accade spesso in Calvino, e in particolare nella produzione di questo tempo – nell’universo della fantasia.

Questo tipo di letteratura dal carattere ludico e combinatorio, segnerà anche le produzioni a venire di Calvino, ormai totalmente immerso nella sperimentazione e nel gioco, impegnato a giocare con le parole, basti pensare a Ti con Zero, Il castello dei destini incrociati e Palomar, scritti nello stesso spirito.Sono passati cinquanta anni dalla scrittura di questi racconti, ma la loro originalità ci conferma la grandezza di Calvino, e la sua capacità di saper combinare leggerezza e profondità.

Photo credit: uochi. Flickr




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