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03 luglio 2014

Colori Pop e inquadrature simmetriche: tutti i segreti di Wes Anderson

Attenzione ai dettagli, simmetria e colore. Ecco i film e la filosofia del regista e produttore texano

Wes Anderson

Personaggi accattivanti, storie a volte drammatiche rese come delle commedie, attenzione maniacale alla simmetria delle immagini. Il regista e produttore Wes Anderson riesce a racchiudere, nei suoi film, tutto questo. Sempre attento ai dettagli, alla ricchezza della messa in scena e allo stile di ogni personaggio. Il suo ultimo film, “The Grand Budapest Hotel”  è stata la pellicola d’apertura della 64ª edizione delFestival Internazionale del cinema di Berlino aggiudicandosi il Gran Premio della giuria. Ma partiamo dagli inizi.

Nel 2001 Anderson crea il lungometraggio intitolato “I Tenenbaum”storia di un padre di famiglia interpretato da Gene Hackman che, ormai anziano, tenta di riconquistare i membri del bizzarro, colorito nonché nostalgico nucleo familiare. A questo primo successo segue nel 2003 “Le avventure acquatiche di Steve Zissou”, storia che vede Bill Murray nelle vesti del capitano Zissou, eroe per i bambini che, dopo molte insoddisfazioni e delusioni personali, cerca di trovare un senso alla sua lunga carriera andando a caccia di un leggendario mostro marino.

La caratteristica principale dei suoi film è l’assenza completa di veri e propri “cattivi”. Tuttavia, talvolta accade che vi siano dei personaggi in antagonismo, ma le loro azioni appaiono quasi involontarie ed innocenti allo spettatore. I suoi personaggi sono spesso legati ad una realtà distante da qualsiasi schema, come quelli de “I Tenenbaum”che comunicano solo tra loro e all’interno di vicende personali. Gli attori delle produzioni di Anderson fissano il plot dentro uno schema registico dallo stile libero, curato nei minimi dettagli, e cosciente delle infiltrazioni dei generi.

Le sue storie sono principalmente commedie che nascondono sempre uno sfondo drammatico condito da un particolare sense of humor, che necessita talvolta di più visioni per essere apprezzato, e un’amarezza sempre presente all’interno delle tematiche trattate, una sorta di conto in sospeso che lega gli elementi sul set dando loro una resa realisticamente struggente. Concettuale ma apparentemente semplice, questa è l’essenza della filosofia di Anderson.

Tipico di Anderson è anche il suo modo di girare. L’attenzione maniacale alla simmetria fa parte dell’estetica visiva del regista texano. Le sue inquadrature sono sempre perfettamente divise in due parti simmetriche. Gli oggetti e i protagonisti sono spesso esattamente al centro di una composizione armonica.




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