12 ottobre 2014
C’E’ SEMPRE UN SECONDO MATCH POINT…
Lezioni di vita (e di tennis!) seduti al tavolo di un ristorante.
Le mie pause pranzo non si possono certo definire mondane…di solito preferisco mangiare solo, mi porto da correggere alcune bozze, e mi capita quindi, involontariamente, di ascoltare i dialoghi di chi mangia accanto a me. A quell’ora poi, nei ristoranti affollati, chi mangia solo deve adeguarsi a fare un po’ da tappabuchi nel gioco di incastri dei tavoli.
I dialoghi dei miei vicini sono quasi sempre piuttosto noiosi: soprattutto lavoro quando sono uomini e prevalentemente aneddoti sui figli quando sono donne…
Settimana scorsa però mi sono trovato in una situazione davvero curiosa, seduto ad un tavolo al centro di due “storie di varia umanità”: alla mia destra una coppia che chiamerò, per i motivi che scoprirete più avanti, INLOVE e alla mia sinistra la coppia che definirei DIFFERENT.
E come potrete intuire è stato impossibile non ascoltare le due conversazioni!
Mi sembrava quasi di essere ad una partita di tennis, quando si sposta continuamente la testa a destra e a sinistra per seguire il gioco; qui, senza bisogno di muovere la testa, dovevo solo tendere l’orecchio da una parte e dall’altra…e devo dire che le emozioni che trasmettevano i due tavoli erano agli antipodi, proprio come due tennisti con strategie di gioco diverse.
Dal tavolo DIFFERENT provenivano davvero pochi “suoni”…i due mangiavano, senza troppo entusiasmo e senza guardarsi in faccia, rivolgendosi solo a tratti la parola per banalità varie sulla loro vita di coppia, visibilmente agli sgoccioli. Non avevo proprio voglia di rattristarmi e ho deciso che mi sarei concentrato solo sul lato destro del “campo da tennis”.
Il mood del tavolo INLOVE era davvero indecifrabile…era chiaro che i due non si vedevano da un po’, si raccontavano dei rispettivi lavori e di poco altro, il tutto sempre con un’espressione negli occhi che sembrava dire: stiamo parlando del più e del meno ma in realtà avremmo una serie di cose “vere” da dirci…
Passavano lunghi secondi in silenzio, guardandosi fissi negli occhi; un silenzio diverso da quello annoiato e triste dei DIFFERENT, perchè al contrario faceva trasparire emozioni e sentimenti scoperti ancora da chiarire.
La mia passione smodata per i libri gialli mi ha fatto banalmente pensare: qui c’è sotto qualcosa…E finalmente il colpo di scena, avevo ragione! All’improvviso l’uomo, mentre lei stava parlando, l’ha guardata negli occhi e, come se giocasse un rovescio lungolinea che spiazza l’avversario, le ha chiesto a bruciapelo: “Quindi la favola è finita?”. Ormai mi ero appassionato e il mio abituale cinismo stava stranamente lasciando il posto ad un romanticismo “intuitivo”: avevo capito tutto fin dall’inizio e ora facevo il tifo per lui, innanzitutto per solidarietà maschile, ma anche perchè, dai loro sguardi, si intuiva che comunque fossero andate le cose, non sarebbe mai finita…gli occhi di entrambi non avrebbero ingannato nessuno. Invece la risposta, anche se leggermente tardiva, fu lapidaria: “Sì…evidentemente non era una favola.”
Non so se, e come, sia proseguita la conversazione perché io, proprio come uno spettatore che a Wimbledon vede il suo tennista preferito fallire l’ennesimo match point, mi sono alzato, deluso ma soprattutto arrabbiato per la risposta di lei, perchè, consentitemi una battuta, le bugie non si dicono, ce lo insegnano fin da piccoli!
A questo punto non mi resta che dedicare a lui, e a tutti quelli nella stessa situazione, l’ironia quasi filosofica di Charles Bukowski: “Non essere giù perché la tua donna ti ha lasciato: ne troverai un’altra e ti lascerà anche quella”.
