04 ottobre 2015
Vita da ufficio: ad ognuno il suo capo…
Amicone, sadico, Superman...com'è il vostro boss?
Nella mia vita lavorativa ho avuto più di un capo, il boss come si definisce ora. Bravi, professionali, antipatici o dittatori: a tutti, soprattutto nei primi anni di lavoro, ho dato un soprannome, il più delle volte non certo molto tenero…
Adesso che il capo (della redazione) sono io, sarei proprio curioso di sapere a quale categoria appartengo, o come vengo definito dai miei collaboratori…
Ricordo quello che i miei giovani colleghi ed io chiamavamo il finto amico per la pelle: voleva che tutti gli dessero del tu, ci spronava continuamente e, cosa che ci infastidiva parecchio, voleva a tutti i costi essere il nostro confidente anche per le cose extra lavorative. Il do ut des era il suo motto, e non passava molto tempo prima che ci desse incombenze da segretario particolare (trovare un ristorante per la cena, prenotare la revisione dell’auto,…) in cambio di future e alquanto improbabili promozioni. La cosa peggiore era che ti teneva fino a tardi in ufficio non per lavorare, ma per raccontarti quanto era dura la vita del capo…
Il poliglotta era il più simpatico: anche se nato nella provincia più sperduta, parlava e si comportava come se la City di Londra fosse da sempre la sua seconda casa. Si fregiava di conoscere almeno 3 lingue, ma le uniche parole straniere che sapeva pronunciare correttamente erano meeting, coffee break e hamburger!
Il capo full time era il nostro vero incubo: dopo averti dato come benefit il telefono aziendale…ti aveva legato per sempre a lui. Chiamava a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche nel weekend, e i suoi approcci erano sempre gli stessi: ti disturbo solo un attimo…, oppure scusa se è la vigilia di Natale ma se non fosse stato importante..., o ancora lo so che è tardi (beh, le 3 di notte in effetti…non potevi aspettare domani?!) ma ho un’ idea che volevo condividere subito con te.
Il cattivone di turno veniva invece definito il sadico: in confronto a lui Hannibal Lecter era un brav’uomo…Non perdeva occasione per rimarcare i nostri errori, il più delle volte dandoci a sua volta soprannomi ignobili e fastidiosi. La colpa era sempre nostra e mai sua; era pessimista e sgradevole in ogni riunione.
La sua mission principale? Aspettare il momento buono per licenziare qualcuno in malo modo.
Infine mi è capitato anche qualche Superman. Si comportava come se avesse le stesse caratteristiche di Dio: onnisciente e onnipotente. L’unica differenza era l’onnipresenza: arrivava in ufficio verso le 11 e faceva pause pranzo di circa 3 ore (condite probabilmente da abbandonati bevute e qualche incontro proibito…).
Ps: ho appena assoldato una stagista per indagare e scoprire qual è il mio soprannome attuale…ma sono convinto che non me lo riferirà mai!
