21 giugno 2015
Vi siete già lanciati nel vostro piano B?
Pro e contro della messa in atto di una "via di fuga".
Nella vita bisogna avere una strategia alternativa. Un piano B, una scelta da fare per cambiare vita, cambiare direzione, una volta per tutte. Una via di fuga, quando necessaria, per “tornare a stare bene”.
Ma vi siete chiesti chi è il prototipo umano del piano B? Non è certo il pioniere per eccellenza del piano B, il biblico Noè, che con la trovata dell’arca salvò dal diluvio improvviso lui e tutte le le specie animali.
Nella realtà l’uomo del piano B è invece uno che, senza che gli altri se ne accorgano, tutto ad un tratto ha preso e ha cambiato lavoro, casa o città. Oppure ha cambiato aspetto, modo di vestirsi, di porsi. E in alcuni casi anche lessico, modo di parlare.
E ha lasciato tutti disorientati, li ha proprio spiazzati. Ha saputo ascoltare, osservare e memorizzare, e poi si è lanciato nel suo piano B.
In realtà, chiunque può prendere questa decisione, o meglio, chiunque ne abbia davvero voglia, sicuramente tutti quelli che la pensano come Sallustio, lo storico e politico dell’antica Roma: “Faber est suae quisque fortunae” (Ciascuno è artefice del suo destino). Questa è un massima da tatuarsi addosso, da non dimenticare mai. Una volta capito questo, il piano B serve solo a completare l’opera: averlo sempre in mente, oltre a servire, può fare davvero bene all’anima.
Non dimentichiamo però un minimo di pianificazione, progettazione e…segretezza!
Ma anche qui c’è il rovescio della medaglia. Anche se ci rendiamo conto che il piano B è una necessità, è lì intorno a noi, pronto ad essere colto, spesso è entrato così sottopelle, nel profondo, che si trasforma in un malattia, quella di fantasticare continuamente una via di fuga, senza però mai fare il grande passo.
E in questi casi cosa possiamo fare? Una cosa sola…sperare che esita anche un fantomatico piano C!
