29 giugno 2014
Il giorno qualunque, che ti cambia la vita, esiste.
La stazione e l’attesa frenetica di un treno. L’incontro, una lettera, e il segno indelebile della violenza delle passioni e delle emozioni. Pessimisti di natura o inguaribili sognatori? Decidete voi il mood giusto.
Sapete quanti dialoghi si ascoltano, per lo più involontariamente, e a quante scene si assiste stando in stazione ad aspettare un treno? Davvero tanti, e tante, della più varia umanità. Ne ricordo però una sola come fosse adesso, nonostante sia passato del tempo.
Mentre aspettavo il mio treno per tornare a casa, dopo una giornata di appuntamenti di lavoro fuori città, accanto a me un uomo passeggiava nervosamente su e giù dalla banchina, controllando, in una rigida sequenza ripetuta all’infinito, il tabellone degli arrivi, l’orologio e il cellulare. Il mio treno era in ritardo, e capii che lui era in largo anticipo sull’arrivo del suo.
Non aveva valigie, né borse; era chiaro che non era in partenza, ma che aspettava ansiosamente qualcuno che nulla aveva a che fare con il lavoro. Certamente una donna.
All’arrivo del treno, lui si blocca all’improvviso a metà della banchina, non sa da quale parte lei scenderà. Riesce solo a girare freneticamente la testa a destra e a sinistra.
In quel momento mi sento completamente dentro la scena, dentro le loro vite, e non voglio perdermene neanche un attimo. Finalmente lui la vede e si incammina verso di lei, dandomi le spalle. Bionda, con due occhi verdi che urlano felicità e paura insieme.
Lui le prende la borsa e la bacia. Si incamminano verso le scale che portano all’uscita della stazione e, mentre mi passano accanto, ricordo di averli molto invidiati. Stavamo vivendo lo stesso momento di vita, ma con sguardi diversi: io stavo semplicemente per salire su un treno, loro emanavano passioni ed emozioni violente.
È passato molto tempo e non possiamo certo sapere come, e se, la storia sia andata avanti. Noi di The MoodPost, pessimisti di natura e convinti che i sogni sbaglino spesso indirizzo, pensiamo che fossero perdenti in partenza; che, nonostante quello splendido momento di vita, la loro storia fosse già segnata. Ci piace però immaginare (e qui irrompe all’improvviso uno strano, e curioso, inventore di sogni) che qualche giorno dopo lui le abbia scritto una lettera, perchè voleva lottare contro quel finale che non era il suo.
Non so quando, se domani, fra un mese o fra un anno, ma sono sicuro che avrò bisogno di te, anche solo di stare un’ora con te. Quando accadrà, non trattarmi male e pensa alla “nostra” stazione. Perché quella è stata una delle poche volte nella mia vita in cui sono stato perfettamente felice, e me ne sono accorto mentre succedeva.
Ho capito che il giorno qualunque, che ti cambia la vita, esiste.
