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17 luglio 2014

Diritto all’oblio: come chiedere a Google di dimenticarsi di noi

Alcune proposte riguardo la privacy sono pronte per essere discusse all'UE. Intanto nascono nuove polemiche e prese di posizione

Google-diritto-oblio

Questione discutibile quella del diritto all’oblio. In soldoni, se avete commesso un reato, Google è tenuto a dimenticarlo, dopo essere stati precedentemente e abbondantemente informati e trascorso un tempo sufficiente a metterci, per così dire, una pietra sopra. Infatti, secondo la legge “è riconosciuto un diritto all’oblio, cioè il diritto a non restare indeterminatamente esposti ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecare all’onore e alla reputazione, salvo che, per eventi sopravvenuti, il fatto precedente ritorni di attualità e rinasca un nuovo interesse pubblico all’informazione. Analogo principio è stato applicato anche a personaggi che hanno avuto grande notorietà”.

Quello che era un fatto pubblico può tornare a essere privato a tutti gli effetti, in altre parole cessa di essere utile per l’interesse pubblico, allo scopo di tutelare la reputazione di tutte le persone coinvolte nel fatto, dando così loro nuovamente il diritto alla riservatezza. In Italia il principio del diritto all’oblio si realizza grazie al Garante della privacy. Anche in Francia, Germania e Spagna si stanno iniziando a muovere le cose nella stessa direzione. In ogni caso, a livello europeo, Viviane Reding, Commissaria UE per la Giustizia e i Diritti fondamentali, ha dichiarato che: “La protezione dei dati personali è un diritto fondamentale di tutti gli europei, eppure non sempre i cittadini sentono di avere il pieno controllo dei propri dati. Le nostre proposte creeranno fiducia nei servizi online visto che saremo tutti più informati sui nostri diritti e avremo un maggiore controllo di tali informazioni”.

Inoltre, Reding ha fatto una proposta di legge a riguardo per la possibilità di chiedere “che i propri dati personali siano cancellati o trasferiti altrove e non siano più elaborati laddove non siano più necessari in relazione alle finalità per cui erano stati raccolti”, maggiore trasparenza e controllo sui propri dati, obbligo dei social network di dimostrare che la conservazione di una certa informazione è necessaria e di avvertire tempestivamente l’utente (alert entro 24 ore) in caso di furto.

Non ci resta che vedere cosa deciderà l’UE.




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