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19 giugno 2014

Teatro alla Scala, storia del tempio della lirica

Tempio della musica e simbolo della cultura italiana. Due secoli di storia raccontano la grandezza del Teatro alla Scala.

La Scala, Milano

“È per me il primo teatro del mondo, perché è quello che procura dalla musica i maggiori piaceri”. Con queste parole Marie-Henri Beyle, noto ai più come Stendhal, descriveva la maestosità del Teatro alla Scala. Un simbolo della cultura non solo meneghina ma dell’Italia intera. Tempio di musica e arte.

Il suo nome deriva dalla Chiesta di Santa Maria della Scala, a sua volta intitolata in onore della committente: Beatrice Regina della Scala, primogenita di Mastino II della Scala, signore di Verona, Vicenza, Padova, Parma, Brescia e Lucca. La chiesa fu demolita alla fine del XVIII secolo per far posto al  Nuovo Regio Ducal Teatro alla Scala.

L’inaugurazione è storia. Il 3 agosto 1778, Antonio Saliere compone per l’occasione “L’Europa riconosciuta”, un dramma per musica costruito per valorizzare la struttura in ogni più piccolo dettaglio. Per capire cosa accadde quella sera, bastano le parole con cui Pietro Verri descrisse l’opera al fratello Alessandro: “la pompa dei vestiti è somma, le comparse ti popolano il palco di più di cento figure e fanno il loro dovere… gli occhi sono sempre occupati”.

Passano anni, decenni. Il teatro diventa mito. Giuseppe Verdi esordì alla Scala nel 1839 con “Oberto, Conte di San Bonifacio”, opera di stampo donizettiano, con alcune peculiarità drammatiche che piacquero al pubblico decretandone il successo. Sotto la guida e la direzione artistica di Arturo Toscanini, esordì il 21 aprile 1889, con la prima di “Edgar”, anche il giovane Giacomo Puccini. Come loro, i più grandi sono passati da qui.

Poi, anche quello splendore, si infrange contro il buio del periodo fascista. Nel 1929 con la decisione del partito di riservare al capo del governo la facoltà di nomina del presidente dell’Ente. Scelta davanti a cui Toscanini lasciò la direzione del teatro. E nella notte tra il 15 ed il 16 agosto 1943, quando la Scala “cadde” sotto un devastante bombardamento.

Il concerto della ricostruzione fu l’ennesima pagina di storia. “Quella sera [Toscanini] non dirigeva soltanto per i tremila che avevano potuto pagarsi un posto in teatro: dirigeva anche per tutta la folla che occupava in quel momento le piazze vicine, davanti alle batterie degli altoparlanti “, scriveva Filippo Sacchi.

In due secoli di storia, la Scala di Milano, si è intrecciata con la storia d’Italia. Della cultura, della musica, dell’arte. Salire su quel palco è ancora oggi segno tangibile di un punto di arrivo. Lì, dove solo i grandi hanno osato.

Photo Credit: Instagram




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