06 giugno 2016
Il “mipiaciometro”: attenti a non travisare i like…
...e a distinguerli fra normali e rilevanti.
Anche se presuppone un certo interesse, il “mi piace” è in fondo solo un click, un gesto talmente semplice che riesce a farlo anche chi ha una mano con 4 dita su 5 ingessate.
La difficoltà sta nel giudicarli nel modo giusto, e soprattutto nel non travisarli.
Diciamo che possiamo distinguere i “mi piace” in due grandi categorie, a seconda dell’effetto che fanno quando si ricevono: quelli normali e quelli rilevanti.
I normali provocano un piccolo stato di euforia, solo temporaneo, e sono facili al travisamento. Facciamo qualche esempio: i “mi piace” messi a foto di paesaggi e tramonti vari significano solo che quello che piace è il mare o la montagna, non chi li pubblica…; anche i like messi alle fotografie del food di ogni tipo significano solo che magari quello che piace è il piatto di pasta o la pizza, non chi li pubblica…
E ancora, i “mi piace” di natura sociale o politica: qui si apprezza e condivide l’idea, non chi la pubblica.
Ma ecco i like rilevanti, quelli che provocano in chi li riceve spasmi di esaltazione, il più delle volte prolungata e imbarazzante. Qualche esempio? Sicuramente i “mi piace” di foto personali in cui si è al massimo della forma, ma anche quelli legati ai temi dell’amore, dei sentimenti e del sesso. E soprattutto tutti quei like accompagnati da frasi e diciture che rimandano inequivocabilmente alla persona che li ha pubblicati e al rapporto che si ha con lei.
In sostanza è difficile interpretare con certezza le intenzioni di un like, visto che un “mipiaciometro” universale non esiste. L’importante è non travisare: un “mi piace” sulla foto di tramonto mozzafiato non presuppone nessun interesse personale, ma forse solo che l’autore del like è un paesaggista convinto…
