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11 marzo 2016

Le madeleine, ritrovare il tempo perduto nel profumo della ricetta originale

Recuperare i ricordi attraverso il gusto e l'olfatto. Scopriamo con Marcel Proust il piacere dei biscotti madeleine

Madeleine

Alla ricerca del tempo perduto (À la recherche du temps perdu) è l’opera più importante di Marcel Proust, scritta tra il 1909 e il 1922, pubblicata in sette volumi tra il 1913 e il 1927. Si colloca tra i massimi capolavori della letteratura universale per vari motivi ma soprattutto per l’ambizione letteraria e filosofica che l’autore ha riposto in quest’opera. In essa è racchiusa tutta l’evoluzione del pensiero dell’artista: tra i moltissimi temi trattati spicca il ritrovamento del tempo perduto, del ricordo, della rievocazione malinconica del passato perduto. Uno degli episodi più belli dell’opera di Proust è probabilmente l’episodio del “le madaleine”. Quel dolcetto burroso a forma di conchiglia imbevuto nel tè, non è semplicemente un pezzetto di squisita materia ma è anche elemento rivelatore. L’olfatto e il gusto hanno infatti un ruolo fondamentale per il recupero dei ricordi.

“Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita… Non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madaleine”.

Dunque un biscotto dolce inzuppato nel tè ha il potere, col suo profumo e il suo sapore, di riportare all’infanzia la memoria dello scrittore. Al mitico dolcetto francese si accompagna il flusso inarrestabile dei ricordi e, insieme ad esso, la straordinaria innovazione della poetica proustiana. Il tempo passato non è perduto, può divenire eterno presente, ritorna come un dono, torna a vivere con noi, evocato da un profumo, da un sapore, da una musica. Attraverso i sensi, trascende il tempo e accede a un sentimento d’eternità. Mai più Proust potrà assaggiare una madeleine senza rivivere le memorie del passato: lo stimolo sensoriale (il sapore del dolce) e l’emozione di cui si è tinto (la nostalgia dell’ infanzia) sono diventati per il suo cervello un elemento unico, inscindibile.

A questo il nostro organo del pensiero dedica un’area speciale della memoria, nobile ed evoluta, che si chiama corteccia sensoriale secondaria. Le sue dimensioni e la sua diversificazione sono una delle caratteristiche che distinguono la nostra specie dagli altri animali. E per voi qual è il dolce della memoria, quello che stimola i vostri ricordi d’infanzia? Mettete su l’acqua per il tè e provate a rivivere le emozioni di Proust.




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